Quando si pensa agli abusi del datore di lavoro (cd. Abusi datoriali) in genere si pensa al mancato pagamento dello stipendio o dei contributi o al classico mobbing. Tuttavia le fattispecie nelle quali il datore abusa dei propri poteri sono decisamente più numerose. Scopriamo quali.
Indice
ToggleCos’è l’abuso datoriale
Prima di addentrarci nelle casistiche più frequenti, occorre comprendere cosa si intenda per abuso datoriale.
Il datore di lavoro ha l’obbligo di adottare tutte le misure necessarie, secondo esperienza e tecnica, per tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei propri lavoratori.
Questo obbligo di tutela della condizioni di lavoro dei prestatori è sancito all’art. 2087 c.c.
Da ciò ne discende che il datore quando viola i diritti fondamentali dei lavoratori creando un ambiente di lavoro ostile e nocivo, o quando esercita i suoi poteri in modo illegittimo, vessatorio o discriminatorio commette un abuso.
Leggi anche: Licenziamento: in quali casi è possibile impugnarlo?
Le condotte abusive
Ecco alcune esempi pratici di abuso da parte del datore di lavoro:
- Demansionamento / Trasferimento illegittimo. Assegnare mansioni inferiori senza giustificazione o trasferire il lavoratore in luoghi disagiati in modo arbitrario.
- Mansioni superiori improprie. Far svolgere mansioni superiori ad un dipendente senza adeguata retribuzione o senza giustificazione, configurando un abuso del potere di organizzazione.
- Discriminazione. Trattamenti meno favorevoli basati su genere, età, etnia, religione, ecc., violando i principi di parità.
- Licenziamento ingiustificato, ritorsivo e discriminatorio. Licenziamento senza giusta causa o se, pur formalmente corretto, è motivato da ragioni illecite, come la rappresaglia per l’esercizio di diritti del lavoratore.
- Mobbing (Bossing). Condotte ostili reiterate e sistematiche volte a isolare, umiliare o danneggiare il lavoratore (es. attribuzione di compiti insignificanti, esclusione da riunioni, critiche continue e ingiustificate).
- Sorveglianza invasiva. Abuso del Potere di Controllo, monitoraggio non autorizzato, uso eccessivo di videosorveglianza, controllo delle comunicazioni private.
- Molestie: Comportamenti indesiderati (verbali, fisici, non verbali) che violano la dignità creando un clima intimidatorio, ostile, umiliante.
- Stalking Lavorativo. Minacce, molestie o controlli ossessivi che generano ansia e paura, costringendo il lavoratore ad alterare le proprie abitudini.
- Contratti in frode alla legge. Sfruttamento delle norme per ottenere vantaggi indebiti (es. illegittima reiterazione di contratti a termine).
- Abuso di potere generico. Uso scorretto di strumenti legali per fini illeciti. Uso scorretto dei poteri per fini discriminatori, vessatori o illegittimi.
- Mancata adozione di tutele dei lavoratori. Condotte singolarmente lecite ma complessivamente lesive (es. stress, mortificazione), che contribuiscono ad un ambiente di lavoro idoneo a ledere la personalità morale e l’integrità psicofisica del lavoratore.
Hai bisogno di assistenza in materia di diritto del lavoro?
Quando si configura l’illecito?
Perché l’abuso posto in essere dal datore di lavoro configuri un illecito (anche senza l’elemento soggettivo del dolo specifico) e sia quindi perseguibile occorre svolgere una attenta valutazione, tenendo conto quelli che sono da ritenersi i limiti di correttezza e buona fede entro i quali una determinata condotta possa considerarsi lecita o quantomeno tollerabile.
Tale valutazione dovrà essere complessiva, posto che le singole azioni, talvolta persino lecite, dovranno essere considerate nel loro insieme per comprendere se sono idonee a creare un ambiente lavorativo dannoso.
Inoltre vi deve essere una violazione dell’obbligo di sicurezza e tutela della salute del lavoratore, che include anche la salute psicologica.
Come tutelarsi?
Gli strumenti di tutela che offre il nostro ordinamento sono diversi.
In prima battuta, se si ritiene di essere vittima di abuso datoriale si ha diritto ad ottenere il risarcimento del danno, in sede civile.
Va da sé che la vittima non solo dovrà ricorrere al Tribunale ordinario ma dovrà anche provare di aver effettivamente patito un concreto pregiudizio quale diretta conseguenza della condotta illecita del datore di lavoro.
Ove invece gli abusi del datore configurino un vero e proprio reato (si pensi allo stalking) occorrerà presentare denuncia (querela) alle forze dell’ordine.
Infine, la vittima potrà presentare una denuncia all’ufficio territoriale del Lavoro per ricevere anche una tutela lavoristica.
In ogni caso si renderà necessario raccogliere delle prove a sostegno delle proprie doglianze (es. email, testimonianze, certificati medici).
L’ausilio di un avvocato specializzato in diritto del lavoro potrà rivelarsi la soluzione più efficace, così da poter valutare congiuntamente quali azioni legali eventualmente intraprendere.





